Unità mobile

La Diagnostica Hominis mette a disposizione, per Medici Competenti o Aziende, la propria unità mobile attrezzata con o senza personale sanitario per attività di medicina del lavoro su cantieri o presso le aziende.

Inoltre Diagnostica Hominis dà la  possibilità, alle associazioni ONLUS o a Enti che ne fanno richiesta, di usufruire gratuitamente dell’unità mobile attrezzata per l’organizzazione di giornate dedicate alla prevenzione della sa
lute.

EMA, tTGA, AGA

La diagnosi di morbo celiaco avviene tramite:

  • ricerca degli anticorpi anti-endomisio (EMA, diretti contro le componenti delle cellule intestinali dell’organismo)
  • ricerca degli anticorpi anti-transglutaminasi tissutale umana (tTGA, le più usate a fini diagnostici)
  • ricerca degli anticorpi anti-gliadina  (AGA, rivolti verso componenti del glutine).

 Gli EMA e tTG sono due test molto simili, ma i tTG hanno il vantaggio di consentire una determinazione quantitativa più accurata. Gli AGA non sono specifici e sensibili come gli altri due, quindi, attualmente sono sempre meno richiesti.

Si tratta di analisi di laboratorio che consistono in un normale prelievo di sangue e che non richiedono alcuna specifica preparazione. L’assunzione di farmaci non influenza l’esito dell’analisi.

Pazienti con elevati titoli anticorpali di transglutaminasi anti-tissutale ed anticorpi anti-endomisio hanno una probabilità di oltre il 95% di essere celiaci.

Al momento è in corso d’opera la validazione dell’uso di altri anticorpi nella diagnosi di celiachia, come gli anticorpi antireticolina R1 (R1-ARA) e gli antidigiuno (JAB).

Transglutaminasi

Le transglutaminasi sono un gruppo di enzimi coinvolti in reazioni biologiche particolarmente importanti e la transglutaminasi tissutale (tTG o TG2) è nota per essere l’autoantigene specifico della celiachia.

Nel celiaco, in seguito all’esposizione a gliadina – e più in generale alle prolammine contenute nel glutine – le transglutaminasi tissutali catalizzano la modifica strutturale di queste proteine, che vengono così riconosciute come anomale dal sistema immunitario. Per difendersi da quella che viene erroneamente vista come una proteina pericolosa, l’organismo innesca una reazione infiammatoria, che a poco a poco altera la mucosa intestinale fino a compromettere in maniera più o meno severa le capacità di assorbimento dei nutrienti.

La ricerca di anticorpi di classe IgA, anti-transglutaminasi tissutali, è uno dei più recenti e diffusi test per la diagnosi di celiachia. L’esame sfrutta una tecnica immunoenzimatica  con sensibilità* e specificità** prossime al 100% (rispettivamente del 94 e del 98% secondo uno studio pubblicato sull’european journal gastroenterology hepatology nel 2005).

* capacità di identificare correttamente gli ammalati.

** capacità di identificare correttamente i sani.

 

Affidabilità del test

Nel caso il test anticorpale produca risultati positivi, per la conferma diagnostica di celiachia è comunque necessaria una biopsia intestinale per prelevare un pezzetto di mucosa che successivamente viene analizzato in laboratorio.

Il rischio di falsi positivi (soggetti che dai risultati dell’esame appaiono celiaci quando in realtà non lo sono), è superiore per i pazienti con morbo di Crohn, colite ulcerosa, lupuseritematoso sistemico o altre malattie infiammatorie, allergie ed epatopatie croniche.

Anticorpi anti-endomisio

Il dosaggio plasmatico degli autoanticorpi anti-endomisio (EMA) di classe IgA rappresenta uno dei test sierologici più affidabili tra quelli utilizzati nella diagnosi della celiachia. Questi marker si caratterizzano per la specificità particolarmente elevata, prossima al 100% (99,8%), affiancata all’ottima sensibilità (93-96%); sono tuttavia gravati dalla difficoltà di standardizzazione della metodica, con possibili errori interpretativi soprattutto in presenza di positività a basso titolo anticorpale; inoltre, la scarsa disponibilità dei substrati antigenici innalza sensibilmente i costi del test e solleva problemi di ordine etico. Il livello sierico degli autoanticorpi anti-endomisio si determina infatti con metodica IFI (immunofluorescenza indiretta) su sezioni criostatiche di esofago di scimmia (III distale) o su cordone ombelicale umano. Un’altra limitazione è che il 3-10% dei celiaci, presentando un deficit di IgA, può risultare falsamente negativo, quindi apparentemente sano nonostante la malattia. Per questo motivo è bene conoscere preventivamente il valore delle immunoglobuline prima di eseguire il dosaggio plasmatico degli autoanticorpi anti-endomisio, oppure procedere contemporaneamente alla determinazione degli EMA della classe IgA ed IgG.

In alcuni casi la presenza degli autoanticorpi anti-endomisio si riscontra in persone affette da dermatite erpetiforme, una malattia della pelle pruriginosa e fastidiosa.

L’utilità del dosaggio degli anticoripi anti-endomiso per monitorare la risposta del celiaco ad una dieta priva di glutine è scarsa; questi anticorpi possono infatti rimanere positivi a basso titolo in circa il 15% dei celiaci a dieta priva di glutine. A tale scopo è sicuramente più indicato il dosaggio degli anticorpi anti-gliadina (AGA).

Come interpretare i risultati

La persona non soffre di celiachia quando il test risulta “negativo” o “assente”, mentre la malattia è presente se risulta “positivo” o “presente”; il test ha una specificità prossima al 100%, quindi praticamente tutti i pazienti che risultano positivi al dosaggio degli autoanticorpi anti-endomisio sono effettivamente celiaci. Anche il 70% dei pazienti affetti da dermatite erpetiforme risulta positivo al test.

Anticorpi anti-gliadina

Il dosaggio ematico degli anticorpi anti-gliadina (AGA), introdotto nella pratica clinica nei primi anni ’80, rappresenta un prezioso ausilio nello screening dei pazienti con sospetta enteropatia sensibile al glutine (celiachia).

Negli ultimi anni, l’importanza degli anticorpi anti-gliadina per la diagnostica di celiachia è stata ridimensionata dall’avvento di marker sierologici dotati di maggior sensibilità e specificità, come gli autoanticorpi anti-endomisio (EMA) e gli autoanticorpi anti-transglutaminasi (tTGA).

Anticorpi anti-gliadina: significato clinico ed utilità

La gliadina è una sottofrazione proteica del glutine; sarebbe comunque più corretto parlare di gliadine, dal momento che esistono diverse forme o componenti proteiche, leggermente diverse tra loro e divise in quattro frazioni in base al peso molecolare e alla risposta elettroforetica: α, Β, γ ed ω. Il riscontro nel siero di anticorpi anti-gliadina è suggestivo di celiachia, ma non è molto sensibile né molto specifico.

Nel siero dei pazienti celiaci vengono rilevati anticorpi anti-gliadina sia della classe IgA sia della classe IgG, mentre nei soggetti allergici si può riscontrare la presenza di anticorpi anti-gliadina della classe IgE.

Gli anticorpi anti-gliadina della classe IgG sono dei marker leggermente più sensibili ma meno specifici rispetto a quelli della classe IgA (riescono quindi ad individuare un maggior numero di celiaci ma tendono a considerare tale anche una maggior percentuale di pazienti sani). Gli anticorpi anti-gliadina della classe IgA sono invece leggermente meno sensibili ma nettamente più specifici.

Test Sensibilità* Specificità*
AGA IgG 82-87% 67-80%
AGA IgA 80-85% 88-92%

* dati leggermente variabili in base alla fonte bibliografica consultata; in alcuni testi si riportano valori di sensibilità superiori per gli AGA IgA rispetto agli AGA IgG.

La maggiore sensibilità degli anticorpi anti-gliadina IgG è dovuta alla percentuale non trascurabile di celiaci che non produce IgA; in particolare, il dosaggio degli AGA IgG può essere limitata all’identificazione dei soggetti con deficit di IgA, e nei bambini sotto i due anni, nei quali la classe IgA è ancora poco rappresentata. In generale, al di sotto dei tre anni di età, gli anticorpi anti-gliadina conservano un’elevatissima importanza diagnostica, dal momento che la risposta anticorpale verso la gliadina è la prima a comparire in ordine di tempo dopo l’introduzione del glutine.

Quanto detto spiega come mai insieme ai marker sierologici di celiachia vengano generalmente rilevati anche i livelli delle IgA sieriche.

Falsi positivi degli AGA sono frequenti nei soggetti con diarrea protratta post-enterica, malattie infiammatorie croniche intestinali, sindrome di Down, fibrosi cistica, allergie e altre patologie.

Falsi positivi degli AGA IgG sono comuni nei pazienti con sindrome del colon irritabile, nei soggetti con patologia autoimmune e anche in una percentuale non trascurabile di soggetti sani.

 Recentemente sono stati messi a punto degli esami di laboratorio per il dosaggio degli AGA in cui si utilizzano dei peptidi deamidati della gliadina, che hanno dimostrato un’accuratezza diagnostica superiore per la celiachia rispetto ai test antigliadina standard. In particolare, il test per la determinazione di anticorpi leganti peptidi sintetici deamidati (DGP) consente il recupero significativo dei cosiddetti “falsi positivi”, mostrando una sensibilità maggiore del 90% oltre ad una indubbia migliorata specificità.

Sebbene l’importanza degli AGA nella diagnostica di celiachia sia attualmente in calo, gli anticorpi anti-gliadina della classe IgA conservano un ruolo di primo piano per monitorare la risposta del celiaco ad una dieta priva di glutine; in generale, dopo 3-6 mesi di dietoterapia si assiste ad una scomparsa degli AGA IgA, mentre più tardivamente (12-18 mesi) si riducono gli AGA IgG. Una persistente positività, anche a basso titolo, indica una ridotta compliance del paziente alla dieta aglutinata.

 È importante ricordare che prima di sottoporsi a questi esami è importante che il paziente mantenga le proprie abitudini dietetiche, salvo diversa prescrizione medica. Se ad esempio il soggetto smette di assumere alimenti contenenti glutine potrebbe risultare falsamente negativo ai test utilizzati per la diagnosi di celiachia, quindi apparire sano nonostante la malattia.

Breath test lattulosio

Ricordiamo che l’assorbimento dei nutrienti è massimo a livello dei tratti intermedi dell’intestino tenue (digiuno ed ileo), mentre a livello del colon (intestino crasso) si assiste principalmente all’assorbimento di acqua ed elettroliti. In quest’ultimo tratto dell’apparato digestivo è presente una ricca flora microbica saprofita e simbiotica, che vive metabolizzando le sostanze non digerite o comunque non assorbite a livello intestinale. La fermentazione di tali sostanze dà origine a gas come idrogeno, metano ed anidride carbonica, in parte espulsi attraverso le flatulenze ed in parte riassorbiti dalla mucosa del colon e veicolati dal sangue fino ai polmoni, dove vengono allontanati con la respirazione. Quando una quantità eccessiva di nutrienti maldigeriti arriva nel colon, la produzione di gas intestinali diviene imponente, ed il soggetto lamenta meteorismo, distensione addominale e crampi addominali; inoltre, questi nutrienti richiamano acqua nel lume intestinale per ragioni osmotiche, scatenando diarrea ed amplificando i disturbi gastrointestinali.

Quando la flora microbica normalmente presente nel crasso prolifera a dismisura, insediandosi anche nei tratti terminali dell’intestino tenue, l’assorbimento dei nutrienti viene compromesso, mentre aumenta la quota di gas intestinali con amplificazione dei sintomi sopracitati. In queste condizioni, diagnosticabili tramite il breath test al lattulosio, è necessario intervenire con antibiotici specifici per ridurre la popolazione microbica dell’intestino.

Per quanto detto, somministrando lattulosio a pazienti con sovracrescita di batteri nell’intestino tenue otterremo un’eccessiva produzione di gas intestinali, superiore e più precoce rispetto ai soggetti normali. Tali gas, in particolare l’idrogeno ed il metano, vengono dosati nell’aria espirata dal soggetto per diagnosticare tale disturbo.

Il lattulosio è un disaccaride sintetico non assorbibile anche dall’intestino di persone perfettamente sane, ma fermentabile dalla flora batterica residente nel colon. Tuttavia, mentre in condizioni normali il picco di idrogeno nell’aria espirata si registra solo quando i residui di zucchero non assorbito arrivano nel colon, nel paziente affetto da sindrome da contaminazione batterica del tenue il picco sarà più precoce, perché comparirà non appena li lattulosio raggiunge i tratti terminali dell’intestino tenue. A tale incremento di H2 e CH4 nell’aria espirata segue un ulteriore e più duraturo picco dovuto al catabolismo fermentativo nel colon.

Esecuzione e preparazione all’esame

Il test inizia misurando il livello di idrogeno nell’aria espirata dal paziente a digiuno da circa 8 ore. Dopo questa prima rilevazione il paziente viene invitato a deglutire 10 grammi di lattulosio disciolti in 100 ml di acqua; da questo momento in poi, le concentrazioni di idrogeno nell’aria espirata vengono misurate ad intervalli regolari di 15 minuti per 4 ore.

In vista dell’esame, devono essere seguite alcune regole per non influenzare il risultato del breath test, in particolare:

 

–         sospendere l’assunzione di antibiotici nei 7-15 giorni che precedono l’esame;

 

–         6 giorni prima dell’esame sospendere fermenti lattici, lassativi o antidiarroici;

 

–        il giorno prima dell’esame non mangiare farinacei (pane, pasta, legumi), frutta, verdura, latticini; mangiare solo ed esclusivamente riso, carne, uova, pesce; condire solo con olio e sale; bere solo acqua non gasata;

 

–         il giorno prima dell’esame non fumare;

 

–         la mattina dell’esame presentarsi a digiuno.

Hominis Lav

  Hominis Lav      Settore dedicato alla Medicina del lavoro

La normativa che tutela salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (D. Lgs. 81/2008) ha stabilito precisi obblighi a carico del datore di lavoro sia esso di una piccola o grande azienda pubblica o privata. La complessità dei requisiti a cui rispondere e le responsabilità civili o penali che ne potrebbero derivare, obbligano i responsabili aziendali ad avvalersi di centri specializzati nel settore. La sorveglianza sanitaria è un’attività complessa effettuata per legge da un medico specialista in medicina del lavoro (medico competente), che opera in piena autonomia rispetto al datore di lavoro in modo da valutare e dare suggerimenti per la protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori.La sorveglianza sanitaria consiste nella valutazione dell’idoneità specifica del lavoratore alla mansione lavorativa tramite l’accertamento delle condizioni di salute del lavoratore in funzione del rischio che il lavoro comporta.
La qualità e l’innovazione che la Diagnostica Hominis mette a disposizione della sua utenza l’ha resa un punto di riferimento per moltissime aziende che operano nella regione Campania.
Ciò è stato reso possibile grazie ad un approccio mirato alla prevenzione dei rischi sui luoghi di lavoro e alla salute del paziente-lavoratore.

La società mette a disposizione Servizi infermieristici aziendali, Medico Competente e Medici specialistici in ogni branca. Il servizio di Medicina del Lavoro della Diagnostica Hominis è in grado di fornire alle aziende assistenza completa su tutte le problematiche inerenti la tutela della salute sui luoghi di lavoro. Gli accertamenti sanitari possono essere svolti presso gli ambulatori della Diagnostica Hominis , oppure direttamente presso la Vs.azienda (in locali idonei) La valutazione comprende accertamenti preventivi (effettuati sia prima dell’assunzione che prima di un cambio di mansione) e periodici (effettuati a intervalli di tempo). Consistono in un esame clinico (visita medica) e in indagini diagnostiche.Tali accertamenti sono effettuati allo scopo di verificare l’assenza di controindicazioni alla mansione lavorativa a cui il soggetto è destinato, al fine di valutare l’idoneità del soggetto stesso. Alla fine viene stilato un giudizio di idoneità che sintetizza le conoscenze relative alla situazione lavorativa a rischio e conoscenze mediche sullo stato di salute o malattia del lavoratore.

I servizi resi nell’ambito della sorveglianza sanitaria D.Lgs 81/2008 sono:
Nomina Medico Competente.
Istituzione ed aggiornamento della cartella sanitaria e di rischio.
Visita medica con giudizio di idoneità alla mansione specifica.
Esami audiometrici – spirometrici – ECG – analisi tossicologiche.
Visite oculistiche per videoterminalisti.
Vaccinoprofilassi.
Elaborazione piani sicurezza con individuazione dei rischi, nomina R.S.P.P. esterno

FORMAZIONE IN AMBITO AZIENDALE

Diagnostica Hominis è presente anche nel settore della formazione del personale, in quanto il continuo incremento dei rischi aziendali derivanti dalle nuove tecnologie e dai materiali utilizzati, pone l’esigenza di corsi mirati e specifici per la tutela dei lavoratori.
Secondo l’art. 45 del D.Lgs. 81/08, il datore di lavoro, tenendo conto della natura dell’attività e delle dimensioni dell’azienda, deve prendere i provvedimenti necessari in materia di primo soccorso e di assistenza medica di emergenza, anche per il trasporto dei lavoratori infortunati.
Le caratteristiche minime delle attrezzature di primo soccorso, i requisiti del personale addetto e la sua formazione sono individuati nel D.M. 388/03.
Il D.M. 388/03 classifica le aziende (ovvero le unità produttive) in tre classi: gruppo A, B e C (in base alla tipologia di attività svolta, del numero dei lavoratori occupati e dei fattori di rischio).
La formazione dei lavoratori designati è svolta da personale medico. Gli addetti al pronto soccorso sono formati con istruzione teorica e pratica per l’attuazione delle misure di primo intervento interno e per l’attivazione degli interventi di pronto soccorso..
L’addetto/responsabile viene messo in grado di eseguire le manovre di primo soccorso, riconoscere e valutare un evento acuto, riconoscere le patologie tipiche del proprio ambito lavorativo, allertare, comunicare e collaborare con il sistema nazionale 118, saper coordinare situazioni di emergenza in attesa di soccorsi organizzati.

 

I nostri sistemi dimagranti

ll percorso di diagnosi e terapia proposto nella nostra struttura si basa sulla “presa in carico” del soggetto per un periodo sufficiente a modificare le idee e i comportamenti alterati che spesso causano e perpetuano l’obesità stessa . Il soggetto, che arriva per la prima volta nella nostra struttura, viene studiato dal punto di vista dell’anamnesi familiare (valutazione della familiarità per obesità,valutazione del rischio per malattie associate a obesità, identificazione di malattie genetiche, presenza di disturbi dell’umore e del comportamento alimentare,identificazione di malattie endocrinologiche), anamnesi personale (disordini del comportamento alimentare, storia del peso, storia di precedenti tentativi di dimagrimento, uso di farmaci, alcol, fumo, attività fisica,aspettative,valutazione della motivazione del soggetto), misure antropometriche (peso, altezza), pressione arteriosa, analisi della composizione corporea con Bioimpedenziometria, prelievo ematico per gli esami ematochimici e per il test di intolleranze di tipo IgG specifiche alimenti. Dopo aver valutato questi parametri e fissato l’obiettivo da raggiungere viene prescritto un sistema alimentare dimagrante. La risposta pertanto non consiste in una soluzione pronta e uguale per tutti ma un percorso personalizzato dove il soggetto è accompagnato in maniera professionale coinvolta, costante e motivata, fino al raggiungimento dell’obiettivo e di un suo stato di benessere fisico e psichico. Consapevoli del fatto che non serve prescrivere ai pazienti obesi la dieta e dire loro cosa fare e non fare, limitandosi banalmente a prescrizioni sulla quantità dell’alimento, ciò renderebbe il paziente passivo di fronte al suo cambiamento, che per essere significativo e duraturo deve nascere da una partecipazione attiva. L’approccio di cura utilizzato nella nostra struttura vuole invece partire da una considerazione fondamentale : dietro e dentro corpi siffatti, modificati dall’eccesso o dal difetto di peso, si dipanano tante storie di vita, tipologie di relazioni, emozioni, pensieri, così diversi tra loro ed unici, che sarebbe impossibile e riduttivo catalogarli all’interno di standard descrittivi o di cura, né tanto meno farne conseguire terapie standardizzate. Il sistema dimagrante senza la giusta attenzione alla persona è fallimentare, il cambiamento, invece, si può raggiungere attraverso un impegno costante e la consapevolezza che esso può avvenire solo accettando i piccoli passi che costituiscono l’unica strada per un risultato vero e duraturo. La parola chiave deve essere “insegnare ed educare” e non “prescrivere”. Il paziente deve avere la percezione del controllo e per questo è basilare aiutarlo ad acquisire capacità di autogestione e abilità decisionali. Prescrivere un sistema dimagrante istruendo il paziente sulle nozioni corrette che stanno alla base della normale alimentazione è semplice ma non risolverà il problema. Una volta impostato il sistema dimagrante l’efficacia del trattamento deve essere verificata con controlli periodici in modo da coinvolgere il paziente in tutte le fasi della terapia informandolo, educandolo e sostenendolo come in un percorso di riabilitazione I pazienti che arrivano da fuori regione sono seguiti a distanza con un apposito programma.