Benefici del pomodoro

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Il pomodoro si “sposa” benissimo con le esigenze del consumatore moderno, essendo un alimento povero di calorie, con un buon contenuto in minerali e oligoelementi, ricco di acqua e dotato di tutte le vitamine idrosolubili. leggero, rimineralizzante, dissetante, con un alto potere nutrizionale, molto saporito. Il suo principale ingrediente è l’acqua (94%). Le proteine non superano l’1% e i grassi corrispondono allo 0,2%. Un altro 2,8% è costituito dai carboidrati, rappresentati da fruttosio e glucosio. Il rapporto tra elevato contenuto di acqua e basso tenore di zuccheri fa sì che il pomodoro apporti poca energia, ma di utilizzo immediato.

Il pomodoro è antiossidante, e quindi risulta efficiente contro i radicali liberi, tossici per le cellule. Previene l’ossidazione delle lipoproteine, riducendo l’aterogenicità, e quindi il rischio di insorgenza di arteriosclerosi, per cui risulta un valido aiuto contro le patologie cardiocircolatorie. È stata inoltre dimostrata un’associazione tra l`assunzione di licopene e riduzione del rischio della comparsa di alcune neoplasie. Tutto in un unico alimento: il pomodoro, “che dovrebbe far abitualmente parte della dieta italiana già a partire dalla fine del primo anno di vita. È, infatti, uno degli alimenti più importanti dell’alimentazione mediterranea.

Insieme a frutta, verdura, latte e yogurt,  il pomodoro è un importante alleato per la corretta nutrizione soprattutto dei ragazzi in fase di crescita.

 

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HDL, un alleato per la memoria

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È l’HDL, il cosiddetto colesterolo buono, l’alleato indispensabile della memoria per le persone che hanno superato i 60 anni. A confermarlo è uno studio francese pubblicato a fine giugno sulla rivista specializzata Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology. Rischio cardio-vascolare, alterazioni delle funzioni cognitive, diabete e obesità sono fattori di rischio per l’Alzheimer a più riprese evidenziati. Ancora da definire è il legame tra le anomali dei livelli di grasso nel sangue e il rischio di demenza, dal momento che il “profilo lipidico” dei malati è solitamente alterato da una serie di fattori, incluso lo stesso l’Alzheimer.

L’équipe della dottoressa Archana Singh-Manoux, responsabile della ricerca, ha seguito, tra il 1999 e il 2004, un gruppo di 3.700 funzionari inglesi sessantenni nel pieno possesso dello loro facoltà mnemoniche. L’obiettivo era quello di valutare l’evoluzione del profilo lipidico (colesterolo totale, Hdl e Ldl, trigliceridi) e della memoria. Per far ciò sono state effettuate due differenti analisi del sangue a cinque anni d’intervallo. E, insieme, sono stati condotti dei test mnemonici: i volontari dovevano ripetere il maggior numero di parole tra le venti che gli erano state dette pochi istanti prima. L’incapacità di citarne più di quattro indicava un “deficit cognitivo”.

Alla fine i risultati sono stati sorprendenti. Per le persone che dimostravano un livello basso di colesterolo buono (meno di 0,4 grammi per litro) il rischio di deficit intellettuale si accresceva del 27% rispetto a quelli che hanno un tasso di Hdl superiore a 0,6 g/l. Cinque anni dopo, il nesso è ancora più evidente. I funzionari con un livello scarso di colesterolo buono avevano maggiori rischi di soffrire di deficit cognitivi rispetto a coloro che avevano conservato dei tassi di Hdl elevati.
Il risultato emerso dallo studio è la conferma dell’esistenza di un deficit cognitivo verso i sessantenni, allorché il livello di Hdl è al di sotto dei 0,4 g/l (la norma per l’uomo è di 0,4/0,65 g/l e per le donne è di 0,5/0,8 g/l). Per favorire un adeguato livello di colesterolo buono è consigliabile un’alimentazione che diminuisca il consumo di carni grasse e di salumi a favore del pesce, che sostituisca i grassi saturi di origine animale (burro, giallo d’uovo, formaggi) con quelli insaturi d’origine vegetale (olio).

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Intolleranza al lattosio

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L’intolleranza al lattosio è un disturbo legato alla diminuzione della capacità di digerire il principale zucchero del latte a causa di un deficit dell’enzima lattasi, responsabile della scissione del lattosio in glucosio e galattosio. Se questo processo non avviene correttamente, il lattosio che rimane nell’intestino è fatto fermentare dalla flora batterica, provocando una serie di disturbi più o meno gravi.

Pochi sono i casi in cui l’intolleranza al lattosio è causata dalla totale assenza della mutazione genetica. Nella maggior parte questo disturbo è causato da una carenza dell’enzima. 

I sintomi più comuni sono : mal di pancia, nausea, diarrea, meteorismo, vomito, spossatezza generale possono insorgere nel momento in cui si ingeriscono cibi che contengono questo zucchero. Tuttavia, non tutti i soggetti con deficit di lattasi sono sintomatici. Infatti esistono diversi gradi di gravità del deficit, per cui c’è chi può essere in grado di assumere e digerire senza sintomi un bicchiere di latte e chi neanche metà.

Per la diagnosi bisogna effettuare il  Breath test che serve a misurare la quantità di lattasi che viene prodotta.

L’unica terapia è l’esclusione totale del lattosio, in quanto è un’intolleranza permanente e non transitoria.

 

 

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Verdure a foglia verde, perchè mangiarle?

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Lattugatarassacorucolacicoria o basilico. Sono queste le principali verdure a foglia verde da prediligere in primavera-estate, quando il nostro organismo può trarre grandi benefici dalla loro composizione nutrizionale. Il colore verde, infatti, è dato dal pigmento naturale della clorofilla, valutata da diversi studi scientifici un potente antiossidante.

Le verdure a foglia verde sono estremamente nutrienti, e hanno il vantaggio di avere un contenuto calorico bassissimo. E non solo. Le verdure a foglia verde si prestano a una varietà pressoché infinita di preparazioni in cucina. Ma meglio se scegliamo di consumarle crude o poco cotte, poiché un uso del genere significa lasciare intatte le proprietà nutrizionali delle verdure a foglia verde. Queste contengono vitamina C, calcio e magnesio, che rendono il nostro organismo vitale e forte. La vitamina C, infatti, favorisce la formazione delle ossa e dei denti, aiuta la coagulazione del sangue e il corretto funzionamento del sistema muscolare. Il calcio, invece, tiene a bada il colesterolo, aumenta le difese immunitarie e la capacità di cicatrizzazione delle ferite.

E ancora. Mangiare le verdure a foglia verde rende anche più belli. Bisogna tenere presente che più un ortaggio presenta un color verde scuro, maggiore è il contenuto di clorofilla, sostanza dalle mille virtù. Oltre a conferire il tipico colore alla verdure, infatti, la clorofilla ha azioni benefiche sulla pelle del nostro corpo, rendendola idratata ed elastica.

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Lunga vita grazie al Peperoncino!

23 Lunga vita a coloro che mangiano del peperoncino:

Come dimostra uno studio dei ricercatori dell’Università del Vermount consumare questa spezia può ridurre notevolmente il rischio di infarti ed ictus. Il peperoncino è sempre stato molto apprezzato fin dall’antichità, non solo per il suo sapore piccante, ma anche per le sue proprietà benefiche.

Gli esperti statunitensi hanno analizzato i dati relativi ad oltre 16.000 persone, le cui condizioni di salute sono state monitorate per un paio di anni nell’ambito della National Health and Nutritional Examination Survey III.  Analizzando le diverse abitudini alimentari, i dati clinici e le varie cause di morte, è emerso che infarti e ictus fanno meno vittime tra gli amanti del peperoncino, il cui rischio di morte complessivo risulta più basso del 13%.

Si pensa che l’effetto benefico possa essere in parte dovuto ai cosiddetti canali TRP delle cellule, ovvero i recettori principali a cui si legano le sostanze piccanti come la capsaicina, che è il principio attivo del peperoncino. La capsaicina ha un ruolo centrale nei meccanismi molecolari e cellulari che prevengono l’obesità e modulano il flusso sanguigno nelle coronarie.Certo è che il peperoncino rappresenta un vero elisir di lunga vita.

 

 

 

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