Nutrizione e dimagrimento

1. ALLERGIE  ED INTOLLERANZE ALIMENTARI

 

1.1 Allergie alimentari

L’allergia alimentare è una reazione avversa ad un alimento; si presenta con un ampio spettro di manifestazioni cliniche che spaziano da sintomi lievi fino allo shock anafilattico, potenzialmente fatale.  Gli alimenti responsabili della stragrande maggioranza delle reazioni allergiche sono: latte, uova, arachidi nei bambini e, negli adulti, arachidi, noci, pesci, crostacei, soia, verdura e frutta. Segni e sintomi compaiono a breve distanza dall’assunzione dell’alimento (da pochi minuti a poche ore) e sono tanto più gravi quanto più precocemente insorgono. Possono interessare diversi organi ed apparati.

MANIFESTAZIONI CLINICHE – TERAPIA – DIAGNOSI E TEST ALLERGOLOGICI

 

1.2 Alimenti: Allergia o Intolleranza?

Reazioni avverse agli alimentari possono essere causate da allergia o intolleranza alimentare e nonostante i sintomi che ne derivano potrebbero portare ad accomunarle, le due patologie sono differenti. La rapida comparsa dei sintomi nelle allergie immediate rende facile individuare l’alimento che scatena la reazione, al contrario la sintomatologia ritardata, caratteristica delle intolleranze, rende più difficile individuare il cibo responsabile, sia da parte delle stesso pllaziente che dal medico curante. Solamente l’1,4% della popolazione soffre di allergie alimentari immediate diagnosticate, mentre una quantità maggiore di persone accusa disturbi legati al consumo di alcuni alimenti anche in presenta di test allergici negativi. Infatti è stato stimato che circa il 40% della popolazione sospetta di essere intollerante ad alcuni cibi, pertanto si rende necessario disporre di uno strumento diagnostico valido per conoscere e curare questo tipo di reazioni.

 

1.3 Intolleranze alimentari

Le intolleranze alimentari possono essere definite come le “allergie non allergiche”, in quanto sono reazioni avverse agli alimenti di tipo ritardato; ciò che le contraddistingue dalle allergie alimentari è il tempo di latenza necessario affinchè la reazione di intolleranza si renda manifesta clinicamente. Infatti, il periodo di tempo che trascorre tra l’ingestione dell’alimento incriminato e la comparsa delle manifestazioni cliniche è di diverse ore o giorni. I sintomi possono coinvolgere qualsiasi organo o apparato, sono in genere meno acuti, più vaghi e più diffusi rispetto alle allergie. A livello del SNC l’ipersensisibilità ad un cibo può manifestarsi attraverso cefalee ricorrenti, epilessia, sindrome da iperattività. A livello dell’apparato respiratorio: rinite e asma bronchiale. A livello cutaneo è possibile invece riscontrare la comparsa di dermatite atopica o eczema. Il sistema genito-urinario può essere coinvolto per sintomi da irritazione vescicale. A livello gastrointestinale è possibile riscontrare la comparsa di sintomi dispeptici, meteorismo, aerofagia, nausea, e sindrome dell’intestino irritabile (dolore addominale, alternanza di stipsi e diarrea, alterazione della consistenza-aspetto delle feci). L’intolleranza alimentare agisce per accumulo e può essere paragonata ad una sorta di “intossicazione” associata alla produzione di anticorpi (IgG) che concorrono all’instaurarsi di una situazione infiammatoria che può manifestarsi a carico di vari organi e apparati. Accade, infatti, che l’organismo mette in atto una serie di meccanismi compensatori per cui riesce a tollerare una determinata sostanza fino a quando, superato un certo limite (che viene definito livello soglia) si arriva alla manifestazione del disturbo.

1.3.1 Intolleranze alimentari e sovrappeso

Le intolleranze alimentari innescano nell’organismo un processo infiammatorio in grado di provocare un aumento del peso. HOMINIS DIET ha formulato dei propri protocolli dietetici basati anche sul controllo delle intolleranze alimentari, rilevate tramite il test per la ricerca delle IgG specifiche alimenti, che permettono di annullare il fenomeno infiammatorio, consentono di perdere peso e facilitano la riattivazione del metabolismo, ricreando la giusta sensibilità all’insulina.

Test di intolleranza IgG specifiche alimenti

Il test per la ricerca delle IgG specifiche è un test sierologico di recente applicazione clinica, basato sulla metodica diagnostica ELISA (Enzime-Linked Immunosorbent Assay), atto a rilevare anticorpi specifici della classe IgG contro antigeni presenti in specifici alimenti. La metodica ELISA è standardizzata e altamente ripetibile. Il test consente di valutare in maniera qualitativa e quantitativa gli anticorpi di classe G (IgG) diretti contro antigeni alimentari eventualmente presenti nel siero del paziente.

Il test viene eseguito su prelievo ematico, generalmente a digiuno.

HOMINIS DIET non effettua altri tipi di test di intolleranza (test citotossico, test di Bryan, test di Voll ecc.), perchè dopo una lunga sperimentazione parallela con test diagnostici, sono risultati inattendibili e non ripetibili.

Intolleranza al glutine: Celiachia

La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine, sostanza proteica presente in avena, frumento, farro, kamut, orzo e segale. La celiachia, che può colpire qualsiasi fascia d’età, è considerata tipica dell’età pediatrica e spesso nell’età adulta non viene presa in considerazione. L’intolleranza può comparire più o meno acutamente in un periodo qualsiasi della vita, spesso dopo un evento stressante quale una gravidanza o un intervento chirurgico o una infezione intestinale, cui consegue una infiammazione cronica con scomparsa dei villi intestinali. Le manifestazioni cliniche sono assai varie: alcuni soggetti presentano un quadro classico di malassorbimento con diarrea, perdita di peso e carenze nutritive multiple, altri, invece, riferiscono uno o più sintomi cronici spesso estranei all’apparato digerente. Sono comuni disturbi quali crampi, debolezza muscolare, formicolii, emorragie, gonfiore alle caviglie, dolori ossei, facilità alle fratture, alterazioni cutanee, afte, disturbi psichici; molto frequente è l’anemia da carenza di ferro. Infine esistono soggetti che non lamentano sintomi o nei quali i disturbi sono talmente modesti da non richiedere l’intervento del medico; vengono diagnosticati solo perché nell’ambito familiare c’è un altro membro affetto da celiachia. Non raramente alla celiachia sono associate malattie quali il diabete, l’artrite reumatoide, l’epatite cronica attiva, alterazioni della tiroide, la dermatite erpetiforme. Non sempre la celiachia si presenta in modo palese, infatti, le sue forme cliniche possono essere molteplici. La forma tipica ha come sintomatologia diarrea e arresto di crescita (dopo lo svezzamento), quella atipica si presenta tardivamente con sintomi prevalentemente extraintestinali (ad esempio anemia), quella silente ha come peculiarità l’assenza di sintomi eclatanti e quella potenziale (o latente) si evidenzia con esami sierologici positivi ma con biopsia intestinale normale. La diagnosi di celiachia si effettua mediante dosaggi sierologici su prelievo ematico di autoanticorpi quali: tTGA (anticorpi Anti-transglutaminasi), EMA (anticorpi anti-endomisio) e AGA (anticorpi antigliadina di classe IgA e IgG).

Sensibilità al glutine

Negli ultimi anni, da numerosi studi, è emersa una netta differenza tra celiaci diagnosticati (con esami sierologici e biopsia duodenale), allergici al grano (individuati anche loro con esami specifici) e una schiera di malati, né celiaci né allergici, che segnalano però disturbi gastrointestinali e non. Quest’ultima condizione viene definita sensibilità al glutine, difficile da individuare e confermare, sulla quale ormai da qualche anno si concentrano studi e polemiche. La sensibilità al glutine è un disturbo completamente diverso dalla celiachia e la stragrande maggioranza delle persone che ne soffrono non diventerà mai celiaca. L’Aigo, associazione italiana dei gastroenterologi, ha lanciato il nuovo studio Glutox, per verificare la reale diffusione della sensibilità al glutine tra gli italiani, che al momento secondo le stime degli esperti colpirebbe tra il 5 e il 10% della popolazione. La ricerca relativa all’intolleranza al glutine è ancora in fase embrionale, sono necessari ulteriori studi per definire con precisione il disturbo e per distinguere tra i pazienti sensibili al glutine e quelli che invece sono nei primi stadi della celiachia. La sensibilità al glutine si manifesta dall’età adolescenziale all’età adulta, mentre è estremamente rara in età pediatrica.Chi soffre di celiachia ha un tipo ben preciso di lesione all’intestino, in cui le proteine complesse del frumento inducono il sistema immunitario ad attaccare l’intestino tenue; chi invece soffre di sensibilità al glutine non presenta questo tipo di lesione, ma avverte comunque l’infiammazione provocata dal glutine.

La differenza tra i due disturbi è data quindi dalla diversa reazione immunitaria al glutine.

Nella sensibilità al glutine, l’immunità innata (la principale difesa immunitaria dell’organismo contro gli invasori) reagisce all’ingestione del glutine combattendolo direttamente, cioè provocando un’infiammazione a livello dell’apparato digerente e di altre parti dell’organismo.

Nella celiachia, il glutine è combattuto sia dall’immunità innata sia da quella adattativa, (la parte più sofisticata del sistema immunitario). I problemi di comunicazione tra le cellule del sistema immunitario adattivo fanno sì che tali cellule combattano i tessuti dell’organismo, provocando l’atrofia dei villi intestinali associata alla celiachia.

I pazienti celiaci e quelli sensibili al glutine soffrono di sintomi pressoché identici, ad esempio:

  • diarrea,
  • gonfiore,
  • dolore addominale,
  • dolori articolari,
  • depressione,
  • annebbiamento mentale,
  • emicrania.

Tra i sintomi frequenti della sensibilità al glutine ricordiamo inoltre:

  • dolore addominale simile a quello provocato dalla sindrome del colon irritabile,
  • stanchezza,
  • formicolio alle estremità,
  • diarrea, stipsi o alvo alterno,
  • sonnolenza,
  • difficoltà di concentrazione,
  • parestesie degli arti,
  • rash cutanei tipo eczema,
  • anemia.

Tale quadro clinico va in rapida remissione con l’eliminazione del glutine dalla dieta. A differenza della celiachia, la sensibilità al glutine non segue un percorso prefissato: i sintomi possono essere più pronunciati o scomparire nel tempo. I sintomi avvertiti da questo gruppo sono quindi solo in parte simili a quelli dei pazienti celiaci, ma chi è sensibile al glutine di norma risulta negativo agli esami del sangue per la celiachia e non presenta i sintomi delle lesioni all’intestino tenue che contraddistinguono la celiachia.

La diagnosi di sensibilità al glutine è quindi al momento una diagnosi di esclusione, caratterizzata dalla negatività dei test immunologici per l’allergia al grano, dalla negatività per la sierologia tipica per celiachia (anticorpi antiendomisio ed antitransglutaminasi) e da una biopsia intestinale normale o con alterazioni minime. Quindi, la diagnosi si fa escludendo celiachia e allergia al grano, ma sussiste l’ipotesi di rispolverare l’esame degli anticorpi antigliadina AGA, non più usato nei celiaci per scarsa accuratezza, ma unico marker anticorpale presente in circa il 50% dei soggetti con sensibilità al glutine.

Intolleranza al Lattosio

Il lattosio è un disaccaride (composto da glucosio e galattosio) e come tale non viene assorbito direttamente nell’intestino: in condizioni normali è digerito dall’enzima lattasi, situato nella membrana dell’orletto a spazzola nel piccolo intestino, che scinde tale zucchero nei due componenti, che a loro volta vengono assorbiti rapidamente dalla mucosa intestinale senza produzione significativa di idrogeno.

In carenza o assenza dell’enzima lattasi, il lattosio arriva indigerito nel colon dove la flora batterica intestinale lo sottopone a reazioni di fermentazione con produzione significativa di idrogeno, metano ed anidride carbonica, determinando disturbi quali crampi, diarrea, meteorismo, ecc. Questi gas vengono assorbiti nel sangue ed una parte viene espirata dai polmoni. Il Breath Test al Lattosio misura proprio la quantità di idrogeno che viene espirata prima e dopo la somministrazione di lattosio permettendo quindi di evidenziare la carenza di lattasi responsabile dell’intolleranza.

 

2. DIMAGRIMENTO

 

Un nuovo concetto di dieta

 

Liberati dalla schiavitù di pesare il tuo pranzo e la tua cena!

  • Che cos’e’ il sistema Hominis Diet? Il sistema Hominis-Diet non è una dieta qualsiasi ma uno dei pochi sistemi personalizzati che non impone continue privazioni e pesate dei cibi e soprattutto insegna come sfruttare al meglio le proprietà stesse degli alimenti in relazione al proprio metabolismo ed alle proprie intolleranze alimentari.
  • A chi si rivolge il sistema Hominis Diet? A tutti coloro che vogliono ritrovare il benessere psico-fisico. L’approccio di cura parte da una considerazione fondamentale: dietro e dentro corpi siffatti, modificati dall’eccesso o dal difetto di peso, si dipanano tante storie di vita, tipologie di relazioni, emozioni, pensieri, così diversi tra loro ed unici, che sarebbe impossibile e riduttivo catalogarli all’interno di standard descrittivi o di terapia.
  • Perche’ scegliere Hominis Diet? Hominis Diet è il sistema dimagrante che funziona! Esclusivo per la cura del sovrappeso e dell’obesità, va ben oltre le solite diete ipocaloriche, il conteggio delle chilocalorie e le pesate dei cibi che ne conseguono. Con Hominis Diet ti liberi dalla schiavitù di pesare il tuo pranzo e la tua cena e perdi fino a 10Kg in 20 giorni.

 

2.1 Obesità e sovrappeso

L’obesità è una malattia cronica determinata da un eccesso di massa grassa distribuita in maniera differente nei vari distretti corporei, costituisce una delle patologie più diffuse, al punto da essere considerata quasi un’epidemia tra i paesi industrializzati e in quelli in fase di evoluzione tecnologica.

È riconosciuta come una malattia ad andamento cronico e costituisce uno dei fattori determinanti in molte malattie come diabete mellito non insulino-dipendente, malattie coronariche, disturbi epato-biliari, alcuni tipi di cancro, di disordini muscolo scheletrici e respiratori. I tassi di incidenza sono infatti in rapida crescita e raggiungono anche il 70% della popolazione adulta. Circa 4 milioni sono le persone adulte obese in Italia, con un incremento stimato del 25% rispetto al 1994. La Campaniaè la regione italiana con il più elevato tasso di sovrappeso e obesità: ogni giorno 13 abitanti perdono la vita a causa delle malattie legate all’obesità. Inoltre la Campania, si afferma come la vera maglia nera a causa dei troppi obesi fra i giovani, tant’è che la percentuale è del 21% sulla media nazionale, seguita da Molise, Sicilia e Calabria dove la media è dimezzata, il 12% . Peraltro l’ipernutrizione, ha anche un forte impatto economico sui costi sanitari pubblici: in Italia oltre 30 miliardi di euro vengono bruciati per malattie cardiovascolari e diabete. E senza azioni incisive, tra dieci anni avremo circa 280 mila nuovi adulti obesi, e tra 15 e 20 miliardi di spesa sanitaria pubblica in più. Le cause dell’obesità (eziopatogenesi) possono ricondursi a due principali categorie.

  • fattori genetici , che predeterminano il numero degli adipociti (cellule adipose) e inducono alterazioni del comportamento alimentare e del dispendio energetico (in questo caso, nei figli i cui genitori sono entrambi obesi la probabilità di diventare obesi è cinque volte maggiore);
  • fattori ambientali , tra i quali: farmaci che possono causare obesità (ad esempio, antipsicotici, antidepressivi , antiepilettici, glucocorticoidi, insulina, etc.), fattori sociali, culturali, dietetici (nei paesi occidentali c’è stato uno spostamento nella dieta, da elevato tenore di carboidrati-fibre a diete ad elevato tenore di grassi), sedentarietà, fattori psicologici.

L’obesità si associa frequentemente ad uno scorretto comportamento alimentare, che talvolta può sfociare in un vero e proprio disturbo da alimentazione incontrollata. Sul piano psicologico le caratteristiche più peculiari e comuni di questo disturbo sono le seguenti: bassa autostima, sensi di colpa, sintomi depressivi.

2.2 Dieta, fame, appetito e condizionamento psicologico

Un dato di fatto è assolutamente indiscutibile: un numero elevatissimo di atteggiamenti che l’uomo ha nei confronti del cibo nasce da un condizionamento di tipo psicologico. Noi, a differenza degli animali, abbiamo una psiche, un inconscio. Il rapporto con il cibo è uno dei primi contatti con il mondo esterno, fin dalla nascita, e come tale può riempirsi di mille significati. Mangiamo per ansia, per nervosismo, per solitudine, per compensare dispiaceri e frustrazioni, per sfogare inquietudini, stress, depressioni ed eventi negativi, per gola, per automatismo, per placare rabbia e tristezza, per passione ma anche per gioia, per celebrare eventi piacevoli o per godere della compagnia di amici e parenti e per fame? Siamo sempre sicuri che ciò che mangiamo, quando ci sembra di avere fame, sia sempre corrispondente alle nostre necessità? O meglio, siamo sempre sicuri che la nostra fame esprima davvero la necessità di introdurre cibo e in quella quantità perché “è ciò che ci serve in quel momento” o non piuttosto un’abitudine, un desiderio, un piacere? Se ci troviamo in una condizione di sovrappeso, anche minima, no di sicuro. In tal caso abbiamo mangiato troppo per le nostre esigenze e per la nostra attività fisica. In pratica abbiamo una percezione della fame biologica non corretta. L’uomo mangia per “appetito”.

La FAME è il desiderio di mangiare quando il cibo manca. Spinge alla ricerca del cibo quando l’organismo lo richiede per sopravvivere e mantenersi efficiente. Ci fa dire “mangerei qualsiasi cosa.”

L’APPETITO è il desiderio di mangiare quando il cibo c’è ed è disponibile. Spinge alla scelta del cibo per golosità per abitudine, per socialità, per compensazione, per ansia, per noia, per abitudine, per rabbia, per mille motivi ma non per sopravvivere, ci pone sempre nelle condizioni di scegliere tra varie possibilità. Ci fa dire “mangerei un cosa buona, una cosa che in questo momento desidero.”

2.3 I nostri sistemi dimagranti

ll percorso di diagnosi e terapia proposto nella nostra struttura si basa sulla “presa in carico” del soggetto per un periodo sufficiente a modificare le idee e i comportamenti alterati che spesso causano e perpetuano l’obesità stessa . Il soggetto, che arriva per la prima volta nella nostra struttura, viene studiato dal punto di vista dell’anamnesi familiare (valutazione della familiarità per obesità,valutazione del rischio per malattie associate a obesità, identificazione di malattie genetiche, presenza di disturbi dell’umore e del comportamento alimentare,identificazione di malattie endocrinologiche), anamnesi personale (disordini del comportamento alimentare, storia del peso, storia di precedenti tentativi di dimagrimento, uso di farmaci, alcol, fumo, attività fisica,aspettative,valutazione della motivazione del soggetto), misure antropometriche (peso, altezza), pressione arteriosa, analisi della composizione corporea con Bioimpedenziometria, prelievo ematico per gli esami ematochimici e per il test di intolleranze di tipo IgG specifiche alimenti. Dopo aver valutato questi parametri e fissato l’obiettivo da raggiungere viene prescritto un sistema alimentare dimagrante. La risposta pertanto non consiste in una soluzione pronta e uguale per tutti ma un percorso personalizzato dove il soggetto è accompagnato in maniera professionale coinvolta, costante e motivata, fino al raggiungimento dell’obiettivo e di un suo stato di benessere fisico e psichico. Consapevoli del fatto che non serve prescrivere ai pazienti obesi la dieta e dire loro cosa fare e non fare, limitandosi banalmente a prescrizioni sulla quantità dell’alimento, ciò renderebbe il paziente passivo di fronte al suo cambiamento, che per essere significativo e duraturo deve nascere da una partecipazione attiva. L’approccio di cura utilizzato nella nostra struttura vuole invece partire da una considerazione fondamentale : dietro e dentro corpi siffatti, modificati dall’eccesso o dal difetto di peso, si dipanano tante storie di vita, tipologie di relazioni, emozioni, pensieri, così diversi tra loro ed unici, che sarebbe impossibile e riduttivo catalogarli all’interno di standard descrittivi o di cura, né tanto meno farne conseguire terapie standardizzate. Il sistema dimagrante senza la giusta attenzione alla persona è fallimentare, il cambiamento, invece, si può raggiungere attraverso un impegno costante e la consapevolezza che esso può avvenire solo accettando i piccoli passi che costituiscono l’unica strada per un risultato vero e duraturo. La parola chiave deve essere “insegnare ed educare” e non “prescrivere”. Il paziente deve avere la percezione del controllo e per questo è basilare aiutarlo ad acquisire capacità di autogestione e abilità decisionali. Prescrivere un sistema dimagrante istruendo il paziente sulle nozioni corrette che stanno alla base della normale alimentazione è semplice ma non risolverà il problema. Una volta impostato il sistema dimagrante l’efficacia del trattamento deve essere verificata con controlli periodici in modo da coinvolgere il paziente in tutte le fasi della terapia informandolo, educandolo e sostenendolo come in un percorso di riabilitazione I pazienti che arrivano da fuori regione sono seguiti a distanza con un apposito programma.